Da luglio 2026 viene messo a disposizione il nuovo dataset di temperature ARCIS, messo a punto grazie alla collaborazione tra le regioni del Centro-Nord Italia.
Il dataset parte dal 1991 e arriva fino ai giorni nostri. I metodi e i dati usati per produrlo sono documentati nell’articolo in via di pubblicazione sulla rivista Climate Services (Pavan et al, 2026).
Questo nuovo lavoro affianca l’ormai consolidato dataset di precipitazioni giornaliere disponibile a partire dal 1961.
Un possibile e quanto mai attuale utilizzo del dataset è, per esempio, l’analisi quantitativa delle anomalie termiche giornaliere e mensili di giugno 2026.
| Figura 1: Serie delle temperature medie mensili di giugno sul centro-nord Italia dal 1991 al 2026 (a sinistra). Anomalia delle temperature medie mensili di giugno 2026 rispetto al clima 1991-2020 in °C (a destra). |
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Nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, nel 2026 si è verificato il terzo giugno più caldo dal 1991, dopo il 2003 e il 2025: è quanto viene documentato dal nuovo dataset ARCIS, come mostrato dal grafico a sinistra in Figura 1. Le anomalie termiche sono state più intense per le temperature massime che hanno assunto valori più alti nelle aree tirreniche e in generale nei territori occidentali, più esposti alle correnti calde provenienti dall’Africa, come evidenziato dalla mappa delle anomalie in Figura 1, a destra.
Il picco delle temperature massime è stato raggiunto il 28 giugno 2026, quando il loro valore medio sull’area coperta dal dataset è stato pari a 33,2 °C; mentre il valore più alto per le temperature minime, pari a 19,8 °C, è stato raggiunto il 27 giugno. Nelle mappe di Figura 2 sono riportate a sinistra le temperature minime (notturne) del 27 giugno e a destra le massime (diurne) del 28 giugno.
| Figura 2: A sinistra mappa delle temperature minime del 27 giugno 2026. A destra mappa delle temperature massime del 28 giugno 2026. |
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Le precipitazioni di giugno sono state confrontabili alle attese climatiche solo sulla parte centro-orientale dell’arco alpino, mentre altrove sono state relativamente scarse. La combinazione di scarse precipitazioni e alte temperature ha esposto gran parte del territorio a condizioni di siccità estrema, come documentato dall’indice di precipitazione ed evapotraspirazione standardizzato (SPEI) su 3 mesi, che rappresenta le anomalie di bilancio idroclimatico da aprile a giugno 2026, normalizzate rispetto alle medie climatiche del trentennio 1991-2020. Il bilancio idroclimatico è definito come differenza tra le precipitazioni totali e l’evapotraspirazione potenziale e permette di valutare le disponibilità idriche su diverse scale temporali: le scale a breve termine (es. 3 mesi) possono essere utilizzate per descrivere le condizioni di umidità dei suoli e di portata dei fiumi minori, quelle a lungo termine (es. 12 mesi) per valutare le portate dei fiumi maggiori e le condizioni di ricarica idrogeologica (es. degli acquiferi sotterranei). Le aree con valori dell’indice SPEI inferiori a -2.0 sono indicative di condizioni di siccità estrema. Come è evidente dalla Figura 3, la siccità a 3 mesi a giugno 2026 appare classificabile come estrema in gran parte del territorio dell’Emilia-Romagna e delle regioni occidentali, mentre le condizioni a 12 mesi indicano siccità estrema in particolare per l’arco alpino occidentale.
| Figura 3: A sinistra mappa di SPEI per i mesi da aprile a giugno 2026. A destra mappa di SPEI da luglio 2025 a giugno 2026. |
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Bibliografia:
Pavan V., Antolini G., Toscano C., Volta A., Maraldo L., Barbiero R., Laiti L., Panettieri E., Cicogna A., Gallina V., Rech F., Zecchini F., Salvati M.R., Zanetti M., Ronchi C., Contri G., Monte S., Bonati V., Onorato L., Torrigiani Malaspina T., Pisani L., Stelluti M., Sofia S., Boccanera F., 2026: A new operational dataset of gridded minimum and maximum temperature over North-Central Italy 1991 to present. Accepted Climate Services.












































































































